| REWIND
IL SUONO DEI BEATLES
di Sergio Taglioni - www.studiolab.it
IL MIX DELLE CHITARRE ELETTRICHE IL GIUSTO EQUILIBRIO
Siamo arrivati al momento di mixare le riprese delle chitarre elettriche in stile beatlesiano. Potete seguirci nel mix passo dopo passo usando i file audio che trovate sul sito www.compmusic.it associati al numero di marzo.
Ogni volta che ci accingiamo a emulare un sound classico della storia del rock veniamo colti da timore reverenziale, abbiamo a che fare con suoni e brani musicali che hanno fatto la storia del ventesimo secolo e che resistono nella memoria di tutti, appassionati e non. La difficoltà principale che anche stavolta ci siamo trovati a superare è stata proprio quella di dover riprodurre un sound molto noto, che mai come in questo caso si può definire una pietra miliare. Abbiamo quindi affrontato l'emulazione con decine di esperimenti: provando ad allontanare un po' il tal microfono, avvicinando l'altro, alzando il panoramico di 2 dB, cambiando pick-up, ecc. Dubbi e scrupoli che, è ovvio, i fonici delle session beatlesiane non si fecero. All'epoca si lavorava in modo standard e molto pragmatico: una volta piazzato il microfono, se questo suonava bene, si registrava. Raramente la scelta di un trasduttore davanti a un ampli offriva più di una o due possibilità ed è questo uno dei tanti fattori che contribuirono a dare una identità piuttosto marcata al sound di tutti gli anni `60, non solo inglesi; perlomeno fino a Sgt. Pepper, il vero punto di rottura col passato che getterà i semi della moderna concezione della produzione discografica e della voglia di osare fuori dai canoni consolidati.
ti sulla stessa sorgente. Ribadiamo che la nostra soluzione di missaggio vale in quanto proposta, ma non è certamente l'unica fattibile: sentitevi liberi di giocare con le tracce separate sperimentando le diverse possibili combinazioni e le varie scelte di missaggio.
IL MISSAGGIO
Avendo avuto una buona fortuna con i mix delle batterie alla Ringo, con un ottimo riscontro tra voi lettori, abbiamo deciso di applicare la buona vecchia regola che recita `squadra che vince non si cambia'; ci siamo pertanto rivolti verso modalità operative molto simili a quell'esperimento di missaggio, procedendo quindi nella catena come di seguito descritto: - Piste separate a 24 bit/48 kHz provenienti dai convertitori D/ A dell'ADAT HD24 XR (Fig. 1); Mixer Cadac del 1974 (Fig. 2), banco vintage ma transistorizzato: vi ricordate i dubbi di Geoff Emerick sulle console a stato solido? Compressore sul bus master TL Audio 5021 (Fig. 3); Master su registratore a bobine 1/2" MCI (Fig. 4) e successiva riconversione digitale. La scelta non è ovviamente del tutto rispettosa della storia del sound degli anni `60, ma ci interessa riproporre una certa sonorità anche quando non si disponga di banchi REDD e di Studer J37. La scelta del registratore digitale e del banco è stata abbastanza naturale, trattandosi di apparecchiature in dotazione presso il nostro StudioLab Recording, è stata poi particolarmente azzeccata, anche in questo esperimento chitarristico, la scelta del TL Audio 5021 in insert sul master stereo. Certo non si tratta di un bus compressor di categoria hi-end ma la sua circuitazione valvolare, e soprattutto il suo comportamento nei tempi di intervento, lo hanno reso molto credibile per la tipica compressione dall'aroma tutto beatlesiano. E infine il master su mezzo pollice è ormai una tappa obbligata: le armoniche che regala il nastro analogico aiutano ad avvicinarci ulteriormente a quelle sonorità originali. Non dimentichiamo che tutto ciò che ascoltiamo nei dischi dei Bea-
DALLA RIPRESA AL MIX
Rispetto all'esperimento della batteria (CM&PS dicembre 2009), il mix delle chitarre è decisamente più facile e non solo perché si lavora con un minor numero di piste. Abbiamo registrato diverse tracce, più del necessario, soprattutto per uno scopo didattico: troviamo infatti molto utile poter far sentire l'effetto dei singoli microfoni con i diversi posizionamen-
Fig. 1 - L'ADAT HD24 XR, il registratore digitale utilizzato per la ripresa e il mix delle nostre tracce, tutte a 24 bit e 48 kHz.
36 MAGGIO 2010
[COMPUTER MUSIC & PROJECT STUDIO ]
|
tles è passato più volte attraverso i nastri: durante la registrazione, durante i reduction mix (i ping pong, o bounce, necessari a premixare più piste su una o due) e infine durante la fase di missaggio, che rigorosamente veniva effettuata su un'ulteriore macchina a nastro (usualmente un BTR stereofonico). Ognuna di queste operazioni concorreva a colorare il suono con la tipica distorsione armonica magnetica. Avendo noi acquisito per praticità le tracce su supporto digitale, ci siamo sentiti in obbligo di inserire nella catena del segnale almeno uno stadio magnetico, nel mixdown finale. Come sempre abbiamo cercato di limitare al massimo l'uso di equalizzatori e non è stato usato alcun effetto aggiuntivo.
vinto è stato ottenuto con il Neumann KM184 per entrambe le incisioni. Alla fine il nostro campione è stato ottenuto con solo due piste: l'ottava bassa con il microfono a -2 dB e l'ottava alta a +3 dB. Naturalmente il pan di entrambe le piste è stato posizionato al centro, o comunque nello stesso punto, dovendo imitare l'effetto 12 corde. Tenendo i pan in posizioni differenti si avrebbe avuto l'effetto di due chitarre sovraincise, che non era quello che cercavamo. In sintesi: Vox Neumann.wav, -2 dB; Vox Neumann double.wav, +3 dB; Importante il pan settato sullo stesso valore. Paperback Writer Per il brano del `66 registrato con la diavoletto ci siamo affidati soprattutto alla timbrica del Neumann KM184, che ci è piaciuta in quanto calda e molto somigliante all'originale. Un po' carente però di presenza e incisività, che abbiamo recuperato utilizzando un piccolo rinforzo dalla pista dello Shure SM57 (da solo è troppo cattivo, l'abbiamo quindi sfruttato soltanto per dare più punta al suono). In sintesi: Vox Neumann.wav, 0 dB; Sm57.wav, -10 dB circa. She Said She Said Per questo campione ci siamo un po' allargati: la solista dal timbro lancinante è accompagnata dalla batteria prelevata direttamente dall'esperimento di dicembre, e da ben tre piste di chitarre ritmiche. Analizzando a fondo le registrazioni dei Beatles, soprattutto del secondo periodo, si scopre che la filosofia spectoriana del `wall of sound' era del tutto rispettata anche nei dischi del quartetto: quante chitarre nascoste che non escono fuori dal mix ma stanno lì a fare massa! Spesso per dare proprio più corpo alle ritmiche venivano sovraincise più parti durante i bounce o i reduction mix, magari suonate in modo leggermente diverso. Ci siamo divertiti a ottenere un effetto simile anche noi, usando per le tre chitarre ritmiche tre microfoni diversi in modo da accrescere la ricchezza timbrica del risultato, con pan a sinistra, in centro e a destra. In sintesi: Rhythm 1: Vox Neumann double.wav, 0 dB (pan L); Rhythm 2: Nastro double.wav, 0 dB (pan R); Rhythm 3: Vox Bignardi.wav, 0 dB (pan C); Lead: Bignardi double.wav, -5 dB. Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band Questo sample è composto da due incisioni: la parte ritmica e
I MIX DEI BRANI
Se non l'aveste ancora fatto vi consiglio di collegarvi al sito www.compmusic.it (CM&PS marzo 2010, password: 23Hcx8Lj) e scaricare i brani campione di chitarra elettrica, oltre alle tracce separate delle registrazioni di ogni brano: saranno la base per il nostro missaggio. In questo caso troverete poche piste rispetto al precedente esperimento con la batteria, ma che sono comunque molte se paragonate alla microfonazione degli originali. In realtà la traccia principe dell'operazione sarà quella ripresa con il microfono Bignardi a diaframma largo, che qui ha svolto la funzione del Neumann U47/48, uno dei preferiti all'epoca. I Want To Hold Your Hand Il campione è stato realizzato da due registrazioni, cercando di ricreare l'effetto Lennon/Harrison dell'originale, ovvero ritmica più solista. Le tracce con la parola double nel titolo si riferiscono alla parte ritmica. Nel mix abbiamo giocato anche un po' sui pan, separando il posizionamento delle due registrazioni. Su questo brano è stata utilizzata un po' più di compressione sul master, per renderlo più aderente all'originale. Per il mix della chitarra solista è stata usata solo la pista del microfono Bignardi a condensatore, mentre per la ritmica soltanto il microfono a nastro sempre di produzione di Luca Bignardi. Volevamo ottenere un suono più tagliente per il lead (la traccia è stata anche equalizzata sulle alte) e più rotondo e opaco per la ritmica, proprio così come è nel mix originale. In sintesi: Lead: Vox Bignardi.wav, +2 dB con filtro Hi-Shelv intorno a 7 kHz, +4 dB; Rhythm: Nastro double.wav, +3 dB; Pan separati. Ticket To Ride La dodici corde Rickenbaker è stata simulata con la Epiphon Dot sovraincisa a due ottave diverse. Il risultato che ci ha conFig. 2 - Fabrizio mentre registrava appoggiato al banco Cadac utilizzato poi per il missaggio analogico delle tracce di chitarra.
[COMPUTER MUSIC & PROJECT STUDIO ]
MAGGIO 2010 37
|