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Mensile - Anno II - N° 10 - Dicembre 2008 - Poste Italiane Spa - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano - ISSN 1973-5448
RIMBOSCHIMENTO Nei PSR la risposta al protocollo di Kyoto.
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MERCATI CONTADINI Gli aspetti scali della vendita diretta.
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INFORMATICA La gestione del frantoio con un clic.
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IRRIGAZIONE
INCHIESTA
Turni online
Distretti rurali. Funzionano?
Mutuati dal settore industriale, oggi sono una realtà del territorio italiano. È ora di capire se l'agricoltura può puntare su questi strumenti.
Un portale supporta la programmazione irrigua. Molte regioni lo hanno adottato.
L'
esperienza è una componente fondamentale dell'attività agricola, ma a volte da sola non basta. L'agricoltura moderna, tra l'altro, richiede sempre più precisione e e cienza degli interventi, e pertanto nulla può essere lasciato al caso. Non è sempre facile trovare un supporto, una guida, ma se si tratta di dover stabilire i turni irrigui, oggi ci si può
I
l riferimento normativo italiano in materia di distretti rurali è il decreto legislativo n. 57 del 18 maggio 2001 che detta orientamenti di carattere generale e che demanda alle regioni il compito di individuare i distretti più pertinenti nel proprio territorio. Tale impianto normativo ha portato, inevitabilmente, ad avere a scala nazionale una situazione disomogenea: le regioni, chiamate a dotarsi di una propria legge, hanno infatti risposto con modalità e tempi diversi. Ma quali sono le peculiarità che deve avere un territorio per poter diventare un distretto rurale? Come è logico pensare, innanzitutto la produzione agricola deve
essere estremamente coerente con la vocazione dell'area, così come deve essere forte il legame tra pri m a r i o e turismo. U n a l t r o p u n t o cruciale è il rapporto di d u c i a c h e d e v e intercorre re tra istituzio ni e agricoltori, un rapporto che deve continuam e n t e e s s e r e "coltivato" e alimentato. Fondamentale è non confondere i distretti rurali con quelli agroalimentari, perché la di er enza, seppur sottile, esiste: al centro dei primi, infatti, vi è il territorio agricolo e l'economa locale e non un prodotto di comprovata notorietà. Detto questo, è chiaro che l'Italia potrebbe essere potenzialmente una t tissima rete di distretti rurali e agroalimentar i, ma a
saggiare la reale fattibilità di questi strumenti ci ha pensato Unioncame re c h e , c o n u n o studio teso a individuare una mappatura sperimentale dei distretti nel nostro Paese, ne ha individuati 3 5 ru r a l i e 55 agroalimentari. Al di là dello studio, lungo lo stivale si possono trovare numerosi
sistemi già operativi o prossimi a esserlo: ne sono esempio il Distretto o rovivaistico del Ponente della Liguria, o quello de lla Maremma in Toscana. Al sud, in particolare, vi sono esperienze pilota i n a t t e s a di partire, anche in assenza di legge. Semaforo verde
anche dal ministero delle politiche agricole a patto che, ricorda il Ministro, i distretti siano in grado di o r i re e c a ci risposte in termini di identi c a z i o n e dei prodotti, identità delle imprese e legame con il territorio.
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AGRICOLTURA PERIURBANA
avvalere di IRRIWEB, il portale che fornisce servizi nalizzati all'irrigazione e alla sua ottimizzazione. Il primo pacchetto di servizi è stato implementato in Emilia Romagna, ed è stato reso disponibile gratuitamente a tutte le aziende agricole della regione. Gli incoraggianti risultati hanno quindi permesso la di usione del modello anche in altre regioni italiane, ma non ancora in tutte. Per prima cosa, dunque, conviene veri care che il servizio sia attivo nella regione di interesse: è su ciente avere un pc e una connessione di rete, e il gioco è fatto. Ma se proprio il computer è un mezzo ancora ostile, ci si può rivolgere a IRRISMS, il servizio che, tramite un messaggio sul telefonino, invia informazioni durante tutta la stagione irrigua.
ACETO BALSAMICO DOP
L'esempio dell'Argentina
L'IMPORTANZA DELL'ATTESA
A
gricoltura di città, agricoltura di periferia. Il suo destino è quasi sempre scritto nei piani regolatori che ne segnano la ne, destinando le cosiddette aree marginali ad altre attività. Anche perché, è inutile negarlo, spesso l'agricoltura periurbana so re di patologie di non facile cura: senilizzazione degli operatori, super ci frazionate. Eppure, quelle terre il cui abbandono è praticamente scontato, possono esprimere parecchie potenzialità, soprattutto se si convertono alla multifunzionalità. Ma non solo. Quelle terre, che di per sé non esprimono molto, e che soprattutto non esprimono reddito, dall'altra parte del mondo, in Argentina,
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hanno contribuito a riquali care un territorio degradato. E a riscrivere il destino di un gran numero di famiglie.
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STALLE
he sia di Modena o di Reggio Emilia, l'importante è che sia "tradizionale". Sì, perché dietro una semplice parola ci sono almeno 12 anni di invecchiamento, c'è un rigidissimo disciplinare da rispettare, c'è un riconoscimento europeo, c'è il lavoro portato avanti da generazioni. Ma che margini di investimento ci sono in questo a ascinante settore? Sicuramente pensare di iniziare a produrre aceto balsamico tradizionale iniziando da zero è praticamente impossibile o per lo meno sconsigliabile, perché i tempi di attesa della prima produzione sarebbero insostenibili economicamente. Si può però tentare di rilevare un'acetaia già in corso di produzione, oppure, si può pensare di produrre, nel frattempo, un condimento più a buon mercato, che nulla ha a che vedere con gli aceti balsamici DOP. In ogni caso un buon inizio, in un settore dalle buone potenzialità.
Comode e produttive
Risparmio energetico, riduzione degli sprechi di acqua e foraggio, diminuzione dell'incidenza delle malattie e incremento della produttività degli animali: il benessere animale, e quello del bilancio aziendale, sono garantiti anche, e soprattutto, dalla tipologia del ricovero e dalla sua organizzazione. È chiaro che gli investimenti iniziali sono cospicui, ma in commercio vi sono soluzioni per tutte le tasche.
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