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Mensile - Anno III - N° 3 - Aprile 2009 - Poste Italiane Spa - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano - ISSN 1973-5448
EDILIZIA RURALE Le attrezzature per il confort e il benessere animale.
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BIOGAS Assistenza in campo per chi coltiva energia.
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INFORMATICA Un so ware per la gestione ottimale dell'alimentazione.
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MADE IN ITALY
IMPRESA MODELLO
Rialzati, olio.
Nella terra delle s ngi
C
de agricole di cui è costellato il territorio italiano, raccontare la storia di un'azienda egiziana che produce vino nello spazio che Imprese Agricole riserva alle aziende modello, può suonare quasi come una provocazione. Ma sebbene il vino italiano di cilmente conosce rivali, alcuni aspetti di questa storia rispondono esattamente ai criteri di ottimo management aziendale: caparbietà, passione, ambizione e, naturalmente, capacità imprenditoriale. E poi, tutto sommato, il legame con l'Italia c'è. Un sottile lo invisibile che ha portato Karim Hwaidack, elegante imprenditore egiziano, a vivere e a pro-
Tutti concordi nel Dove peronospora, de nirlo un prodotto oidio e botrite sono di eccellenza. Ma ignoti sconosciuti. si può (deve) fare molto di più. on tutte le eccellenti azien-
L'
olio italiano non ha bisogno di presentazioni. Ovunque è riconosciuto come un prodotto "a valore aggiunto", un prodotto di cilmente imitabile e che quindi non dovrebbe presentare alcun tipo di problema. Eppure alcune evidenze oggettive, una per tutte la perdita di tre prestigiosi marchi, evidenziano il disagio
durre vino anche in Toscana, nella provincia di Siena. Ma il suo vero business è rimasto nel deserto, tra piramidi e s ngi. Sì, perché laggiù ci sono 250 ettari di vigna che danno luogo a interessanti produzioni, destinate principalmente ai turisti, visto che l'Egitto è un paese musulmano e che quindi solo il
10% della popolazione consuma vino. 250 ettari di vigna che necessitano di cure e di investimenti mirati. Perché il clima, l'orogra a del territorio, la composizione del terreno egiziani non sono quelli toscani. Si pensi solo al terreno che caratterizza questi vigneti, ov viamente sabbioso, e che quindi ri-
chiede ingenti quantità di sostanza organica: 200mila euro gravano sul bilancio aziendale per la sola fertilizzazione. Naturalmente anche i vantaggi non mancano e qualche viticoltore italiano, soprattutto ripensando alla stagione 2008, potrebbe provare quasi una punta di invidia: Karim non ha mai
visto un attacco di peronospora nei sui vigneti egiziani. Nella strategia di impresa, naturalmente, non mancano gli obiettivi per il futuro: dalla vendita delle 5mila tonnellate di uva conta di fatturare circa 3,5 milioni di euro.
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FIBRE NATURALI
dei produttori e gettano ombre su questo comparto. D'altro canto, dati alla mano, le vendite tengono e i consumi aumentano, estendendosi in nuove aree del mondo, verso Paesi che si sono aperti solo di recente all'olio di oliva. Certo, i prezzi sono in picchiata, e il sottocosto praticato dalla GDO non è certo un toccasana. Luigi Caricato, colui che ha coniato il termine oleologo, colui che ha pubblicato numerosi volumi sull'olio di oliva, colui che ha ricevuto un premio alla carriera per il suo impegno nel diffondere la formazione e la cultura dell'olivo e dell'olio, traccia per Imprese Agricole un prolo ragionato del settore, e illustra il progetto che con tenacia ha portato avanti, il "Risorgimento dell'olio italiano", il cui esito è stato un documento programmatico, imperniato su tre assi di azione che mirano a creare l'armonizzazione della liera e la tanto attesa svolta per il settore.
INCHIESTA
Kenaf. Why not
Tra Mantova e Reggio Emilia le prime coltivazioni.
Una coltura multiuso e polifunzionale. Basti pensare che può essere utilizzata in diversi settori, molto lontani tra loro: edilizia, tessile, componentistica e anche in agricoltura. Non solo. Le si riconoscono proprietà todepurative ed è apprezzata per la funzione paesaggistica e miglioratrice del terreno. Non presenta par ticolari problemi agronomici, e si adatta abbastanza facilmente ai nostri climi. Che sia il momento di puntare su questa coltivazione?
AGROFARMACI. LA NUOVA NORMATIVA
La 91/414 lascia il posto a un regolamento comunitario e a una direttiva quadro. Opportunità e rischi del nuovo scenario.
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U
MECCANIZZAZIONE
Urea per non inquinare
Anche il parco macchine agricolo è chiamato a rispettare i sempre più restrittivi standard europei antinquinamento. Ecco perché presto si dif fonderà l'utilizzo di Ad-Blue, già noto nel settore dei traspor ti commerciali, che non è altro che una soluzione di urea di elevata purezza e che, nebulizzata nei gas di scarico, rende innocui per l'atmosfera gli ossidi di azoto. Attenzione. Perché è tutt'altra cosa rispetto all'urea utilizzata da sempre in agricoltura.
n lungo dibattito ha accompagnato l'approvazione, da parte del Parlamento europeo, del nuovo pacchetto di norme in materia di agrofarmaci: il Regolamento europeo COM(2006) 388 e la direttiva quadro COM(2006) 373. Se la nuova direttiva è stata accolta, nel complesso, con parere favorevole, non si può dire lo stesso per il Regolamento. Imprese Agricole ha raccolto in questa inchiesta un certo numero di testimonianze, perché come al solito non c' è una sola verità. In agricoltura gli attori coinvolti sono parecchi, si va da chi coltiva i campi, no al consumatore nale. E ognuno ha i propri interessi, i propri punti di vista. Gli agricoltori vogliono (devono) produrre, devono aumentare le rese, devono avere gli strumenti per salvaguardare le proprie produzioni. Oppure, sempre gli agricoltori, possono decidere di intraprendere strade diverse, strade sostenibili, che vedono l'eccellenza dei prodotti proprio nel non utilizzo della chimica. Sono produzioni assolutamente interessanti, ma che per ora non possono rispondere alle esigenze mondiali di alimenti. E i consumatori cosa pensano? Loro non desiderano altro che alimenti sicuri, controllati e disponibili. Ci sono poi le aziende che producono agrofarmaci, e che hanno investito in ricerca e sviluppo, e che si vedono cancellare i propri prodotti della lista di quelli ammessi. E ancora. Ci sono gli apicoltori, le associazioni di categoria, gli enti di ricerca. Una cosa è certa. Tutti dovranno confrontarsi con la nuova normativa.
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