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Mensile - Anno III - N° 4 - Maggio 2009 - Poste Italiane Spa - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano - ISSN 1973-5448
PROBLEMI&SOLUZIONI Guerra alla dorifora.
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ATTIVITÀ MULTIFUNZIONALI Come limitare gli sprechi.
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INFORMATICA Gli allevamenti nel pc.
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VITICOLTURA
INCHIESTA
Esente da peronospora
In tedesco si chiamano piwi. Sono le varietà resistenti ai funghi.
PSR. Quali opportunità per l'agricoltura italiana?
A
due anni dall'avvio del periodo di programmazione 2007-2013, Imprese Agricole tenta di fare il punto sull'utilizzo dei PSR nelle diverse regioni, che di fatto rappresentano un'opportunità per le imprese agricole che vogliono investire per migliorare la loro competitività. Da una prima analisi il quadro risulta nel complesso confortante, sebbene ci siano, soprattutto nelle regioni del sud, alcune di coltà legate soprattutto alle procedure amministrative per l'accesso alle misure. Ad oggi, l'Italia ha impiegato il 7,54 per cento dei 16,7 miliardi di euro complessivamente disponibili, co nanziati dall'Unione europea; le regioni con maggiore capacità di spesa sono le Marche, la Provincia autonoma di Bolzano, il Friuli Venezia Giulia, la Provincia autonoma di Trento; seguono Liguria, Lombardia, Valle d'Aosta, Umbria e il Molise. Forti ritardi si registrano invece nelle regioni del sud, ancora alle prese con la chiusura dei PSR 2000-2006, recentemente prorogata al 30 giugno 2009. Una proroga che, secondo Stefano Leporati, Responsabile Servizio Organizzazione Economica della Confederazione Nazionale Coldiretti, "se da un lato ha dato alle regioni un'opportunità ulteriore di utilizzare le risorse della vecchia programmazione - circa 5 miliardi di euro che altrimenti sarebbero tornati a Bruxelles - dall'altro ha attenuato l'attenzione a quella nuova, tanto che, alcune regioni meridionali, non hanno ancora emesso alcun bando per i PSR 2007-2013". Pagina 16
I
n molte specie di vite americana e asiatica la resistenza a oidio e peronospora è geneticamente presente e si esprime in maniera più o meno marcata a seconda delle condizioni ambientali. Pertanto, per ottenere cultivar di viti resistenti, è su ciente incrociare queste specie con Vitis vi-
PESCHE E NETTARINE
ALLEVAMENTI
IGP è meglio
nifera. Resta però il problema della vini cazione secondo i dettami dell'Unione Europea che, con uno speci co decreto, permette di produrre vino di qualità solo da varietà di Vitis vinifera. Ed ecco che i tedeschi, supportati dal loro proverbiale pragmatismo, hanno trovato un escamotage. In Germania, infatti, si de nisce l'appartenenza speci ca solo in base a caratteri ampelograci. Dunque, se ampelogra camente parlando, la varietà in questione non si di erenzia da una Vitis vinifera, allora come tale viene classi cata, indipendentemente da quale incrocio essa sia stata originata. Così la Germania è uno dei pochi paesi in cui è ammesso produrre vini del livello "qualità" anche da uve piwi: circa il 2,3% della super cie vitata nazionale è coltivata con varietà Regent, Johanniter e Solaris. Pagina 11 A volte bastano pochi numeri per descrivere uno scenario: delle 500mila tonnellate tra pesche e nettarine prodotte in Italia, rispettivamente il 30 e il 60 per cento sono coltivate in Emilia Romagna. Ecco perché, nel 1997 l'UE, riconoscendo a questa regione la spiccata vocazione verso la frutticoltura, ha assegnato a questi frutti la denominazione IGP (Indicazione Geogra ca Protetta). Ai sensi di questo riconoscimento, i produttori devono essere iscritti a un albo, devono rispettare le regole imposte dal disciplinare di produzione e devono essere controllati da un organismo di cer ti cazione. Pagina 8
PROFESSIONE RIPRODUTTORE
Le razze bovine italiane hanno vissuto un'evoluzione morfo-funzionale davvero rilevante. Tutto merito degli accoppiamenti studiati e progettati.
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MANDORLE
La liera dei confetti
Il confetto alla mandorla, quello classico, continua a essere il protagonista delle cerimonie; e, naturalmente, nell'ambito della relativa liera, un ruolo strategico è rivestito da coloro che producono la materia prima. Ma una mandorla non vale l'altra: Le varietà più "gettonate" sono la "Pizzuta d'Avola", molto indicata per i confetti più pregiati, la spagnola "Larguetas", adatta per un confetto meno pretenzioso, o la "Filippo Cea" ricca di olio, un po' panciuta, che ben si presta per il "Tenerello", confetto tipico andriese.
ell'ultimo mezzo secolo, le stalle italiane sono diventate protagoniste di per formance invidiabili: le frisone hanno rag giunto un peso medio di 700 chili, le produzioni annuali di latte sono passate da 5mila a 12mila chili, i vitelli di Chianina e Piemontese a 16-18 mesi possono pesare più di 700 chili con rese alla macellazione che si avvicinano al 70% . Tutto ciò, naturalmente, non è avvenuto per caso: l' introduzione del patrimonio genetico di un toro in un allevamento è infatti subordinato a un lavoro molto impegnativo, caratterizzato da rischi e lunghe attese. Si pensi infatti che la scelta di un accoppiamento o di una linea genetica, dati alla mano, è una operazione i cui risultati saranno pronti dopo circa cinque anni. In tutto questo lungo processo anche l'allevatore ha un ruolo ben preciso: dopo la nascita, il candidato torello rimane in allevamento sino a circa sei mesi di età, separato dagli altri capi per tutelarlo dalla possibilità di contrarre patologie indesiderate. In seguito il torello accede al Centro Genetico, sino all'età di un anno circa, per poi essere destinato verso i Centri di destinazione dove comincia la vera e propria carriera di riproduttore: i primi prelievi vengono analizzati per veri care la completa assenza di virus, batteri o protozoi responsabili delle patologie già citate. Le prime dosi di seme prodotte permettono di e ettuare un'ulteriore selezione: non tutti i tori producono seme di qualità e non tutti i tori possono raggiungere la fantastica soglia delle 500mila dosi vendute. Pagina 28
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