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herita di Marg
Baroni
Il 2009 nell'indagine dell'Osservatorio stampa e imballaggio
UN ANNO VISSUTO TRA CRISI E SPERAnZE
AFFLITTA DA MALI STORICI E DA UNA CONGIUNTURA A DIR POCO NEGATIVA, L'INDUSTRIA GRAFICA PERSISTE, CON IL FINIRE DEL 2009, NEL SUO STATO DI SOFFERENZA. LE ATTESE PER LA PRIMA PARTE DEL 2010, INOLTRE, SONO DELUDENTI, ANCHE PERCHÉ VIENE A MANCARE IL SUPPORTO DEL COMMERCIO ESTERO. MIGLIORI APPAIONO LE CONDIZIONI DELLE AZIENDE CARTOTECNICHE TRASFORMATRICI CHE MANTENGONO PER L'ORIZZONTE FUTURO UNA PROSPETTIVA PIÙ OTTIMISTICA.
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IL PAnEL oSI dI ASSoGRAFICI
L'Osi, Osservatorio stampa e imballaggio, è realizzato dall'Area Economia e Centro Studi interna ad Assografici. L'indagine trimestrale fornisce i risultati ottenuti dall'elaborazione di un campione di una cinquantina di imprese di piccole, medie e grandi dimensioni, rappresentative di circa il 25% degli occupati e del fatturato delle imprese associate [www.assografici.it].
hiuso il 2009 con la sua straordinaria parabola negativa di economia e finanza, l'industria grafica e cartotecnica fa il punto sulle perdite subite e sulle aree in cui la recessione continua a colpire. I risultati dell'indagine Osi, l'Osservatorio stampa e imballaggio di Assografici [www.assografici.it], relativa al quarto trimestre del 2009, segnano una caduta inesorabile del comparto delle aziende grafiche e, di contro, una leggera stabilizzazione dell'ambito cartotecnico, a incominciare almeno dai mesi autunnali. La peggiore crisi economico-finanziaria che si ricordi dal 1929 ha significato una robusta erosione del Pil nazionale (-5%) e il crollo della produzione industriale (-18,4%), portando le imprese, comprese quelle dell'industria grafica e cartotecnica trasformatrice, a piani di ristrutturazione o di mobilità, se non addirittura alla chiusura definitiva. Forse è proprio il fronte occupazionale a rappresentare lo sfogo di tanta crisi: sono recenti i dati che vedono il tasso di disoccupazione in Italia per il 2010 toccare l'8,7% (Fmi, Fondo Monetario Internazionale). Il che dimostra quanto la situazione sia preoccupante non solo per il suo intrinseco costo sociale, ma per l'intera catena di vita, industriale e finanziaria del Paese.
La forza della recessione
È il caso di dire che l'industria grafica presenta il quadro clinico più preoccupante. Sulla base degli indici
Istat rielaborati dal Centro Studi di Assografici, il 2009 mostra, in questo comparto, un calo annualizzato del 10,3% della produzione mentre il fatturato diminuisce del 16,3%, aggravato anche dal default delle esportazioni. Dall'analisi dimensionale si osserva che nel 2009 il forte calo del giro d'affari accomuna grandi imprese (-16,8%) e piccole e medie aziende (-13,7%). L'84% delle imprese del campione subisce una riduzione media del fatturato del 16,5%, a fronte di un 16% che ottiene un incremento dei ricavi, intorno al 14%. L'andamento dei prezzi di vendita è stabile per l'87% delle imprese e calante per il 13% delle aziende, gravando sui margini operativi. Nel quarto trimestre del 2009 l'indice della produzione delle industrie grafiche, in base agli indici Istat, rielaborati dal Centro Studi di Assografici, ha una flessione tendenziale del 9,1%, a causa della caduta della grafica editoriale (-10%) e della grafica pubblicitaria e commerciale (-8,3%). I valori assoluti sono comunque leggermente migliori di quelli riscontrati nei tre trimestri precedenti. Nel 2009, a livello di segmento produttivo, le riviste diminuiscono del 10,5%, i libri del 12,1%, gli stampati pubblicitari e commerciali del 9,7% e i moduli del 7,4%. La caduta della produzione della grafica editoriale è connessa, in generale, al calo dei consumi che ha determinato una flessione delle vendite dei prodotti editoriali, ma vi sono anche motivazioni più specifiche: per ciò che riguarda i libri vi sono state
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riduzioni di tiratura (con l'eccezione dei best seller), ulteriori tagli a due cifre operati dagli editori ai «collaterali» allegati ai quotidiani e ai periodici nonché la riforma dei cicli scolastici e dei programmi di insegnamento. Per quanto riguarda le riviste, vi è stato un calo di titoli, foliazioni e tirature, collegato al crollo degli investimenti pubblicitari (-28,7%, secondo Nielsen) e all'incremento dell'informazione online: due fenomeni che si sono amplificati in un circuito distributivo già di per sé inefficiente, dove sono pochi gli abbonamenti e alte le rese. La domanda di depliant e pubblicità della grande distribuzione organizzata ha avuto un effetto anticiclico, attenuando la caduta dell'indice di produzione degli stampati pubblicitari e commerciali, mentre hanno sofferto i cataloghi per altri settori in difficoltà come moda, abbigliamento e casa, il direct mailing e le affissioni (con crolli della pubblicità, rispettivamente del 15,8% e del 25,4%). Ormai ai livelli minimi storici la produzione di modulistica, per l'avanzamento della digitalizzazione, in particolare da parte del settore pubblico. In generale vanno meglio le applicazioni di stampa digitale, rispetto a quelle di stampa tradizionale.
FARSI GRAndI
L'industria grafica, e in particolare la grafica editoriale, soffre in maniera preoccupante. Un po' ovunque è così, ma in Italia la situazione è aggravata dal fatto che le realtà operanti nel settore continuano a essere ostinatamente piccole e disaggregate. Ne parliamo con Mauro Cosani, amministratore delegato di Eurogravure [www.arvato.it], grande gruppo industriale nato dalla joint venture tra Bertelsmann Arvato e Rizzoli Corriere della Sera (Rcs) L'industria grafica risulta in forte difficoltà soprattutto nel segmento della grafica editoriale. Su cosa può puntare, allora, un gruppo industriale come Eurogravure per tamponare gli effetti della crisi? E con quali tecnologie? «In linea con quanto rilevato dall'indagine Osi di Assografici, anche noi abbiamo sperimentato nel corso del 2009 il default del settore editoriale, in crisi per la raccolta di advertising (-30%) e per una consistente perdita diffusionale e, quindi, delle copie Mauro Cosani, amministratore vendute (-20%). Tuttavia i gruppi industriali con grandi impianti e grandi clienti, come delegato di Eurogravure. appunto Eurogravure, possono continuare a parlare di altissimi volumi di tiratura, nell'ordine di centinaia di migliaia di copie. E laddove la domanda del mercato editoriale venisse a mancare o a ridursi, c'è sempre una forte spinta proveniente dalla richiesta di stampati da parte della grande distribuzione, non solo in ambito nazionale, ma anche estero. Per noi, per esempio, la Francia è un mercato in questo senso molto ricco. In un tale modello di business, direi che la stampa rotocalco rimane imbattuta, seguita dalla stampa offset per le tirature medie e, solo in piccola parte, per lo più a livello di nicchia, rimane un posto per la tecnologia digitale». Per la grafica editoriale l'elemento più preoccupante rimane la scarsità degli investimenti pubblicitari e la continua mancata ripresa dei consumi. Quali sono le vostre attese per il prossimo futuro, magari in vista degli eventi sportivi dell'estate? «Sicuramente eventi come Olimpiadi e Mondiali di Calcio, danno un grande impulso ai consumi e quindi ai relativi investimenti pubblicitari. Questo in linea di massima. Per il momento, però, sembra ancora tutto fermo. Del resto, negli ultimi tempi, siamo costretti a navigare quasi a vista, con un orizzonte temporale di poco più di un mese. Clienti come Rcs, Editoriale Domus, Condé Nast, ovvero gruppi editoriali di ordine nazionale e internazionale, aspettano fino all'ultimo per massimizzare i risultati della raccolta pubblicitaria. Difficile quindi fare previsioni. Posso dire, però, che dopo una partenza d'anno davvero preoccupante, gli ultimi due mesi hanno visto una ripresa positiva su questo fronte». L'importanza delle dimensioni: un grande gruppo industriale può permettersi la diversificazione degli impianti e del business, sia in Italia sia all'estero. Che scenario intravede da questo punto di vista per il nostro mercato così frammentato? «Direi che già da tempo è in atto un processo di accorpamento tra realtà imprenditoriali per far fronte a un mercato dalle marginalità sempre più ridotte. Sulla scorta della mia esperienza in Eurogravure, osservo questa tendenza alla concentrazione in particolare a monte, tra i fornitori di carta, macchinari e inchiostri. In questa fase della filiera non sono poche le cartiere, per esempio, che hanno chiuso i battenti di alcuni dei propri stabilimenti e hanno preferito riunire la produzione. Curioso, invece, che questa logica non appartenga ancora, se non in minima parte, al settore propriamente grafico. Che vede, invece, molte piccole realtà esposte alle difficoltà finanziarie emerse con la crisi. Non sorprende che l'anno scorso abbiano chiuso piccole legatorie, piccole tipografie, ma anche un grande stampatore romano come Spada e che, più recentemente, un altro grande stampatore rotocalco, la Ilte di Torino abbia annunciato di chiudere l'attività rotocalco in Piemonte per concentrarsi sullo stabilimento abruzzese Rotosud acquisito dal Gruppo Espresso. Sono solo alcuni esempi di quello che, in ogni caso, andrà fatto in un mercato dal perimetro sempre più stretto. D'altro canto è ciò che sta accadendo anche in Europa. Il nostro stesso gruppo in Germania, nell'ambito rotocalco, ha chiuso uno stabilimento grazie a un accordo di joint venture che ha introdotto nuove sinergie e reso superflua l'esistenza di troppi siti produttivi».
L'estero non chiama
Sul fronte del commercio estero, le importazioni in valore e per prodotto dell'anno 2009 si riducono del 4,5% rispetto al 2008, risentendo della flessione delle riviste e dei libri, a fronte di una modesta crescita dell'import di stampati pubblicitari e commerciali (+2,4%). Dal punto di vista geografico, analizzando i principali Paesi di provenienza, crescono le importazioni dalla Germania, mentre si contraggono soprattutto da Regno Unito e Francia, ma anche da Cina e Paesi Bassi. La caduta del fatturato del settore è da imputare in parte alla flessione delle esportazioni in valore, in calo tendenziale nel 2009 del 20,7%, in particolare per quanto riguarda gli stampati pubblicitari e commerciali, ma
anche, in misura minore, i libri e le riviste. Geograficamente, l'export diminuisce verso tutti i principali Paesi, con percentuali comprese tra il -15% e il -30%.
Morale basso
Per quanto riguarda il primo trimestre del 2010, rispetto al quarto del 2009, dopo una parentesi positiva
nella precedente indagine, si assiste a un peggioramento dei giudizi sui principali indicatori: i pessimisti tornano a prevalere con percentuali intorno al 35-50%. Va considerato comunque che le elezioni di aprile dovrebbero aver dato fiato quantomeno ai produttori di stampati elettorali. La produzione è
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