| Intervista
Elena Perani
Con oltre cinquant'anni di attività la Società italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche promuove la formazione, la cultura scientifica e gli approcci innovativi nel settore cosmetico. Gli obiettivi futuri di SICC dalle parole del neo-eletto presidente Elio Mignini
Promuovere le conoscenze per una cultura della qualità
a carriera professionale di Elio Mignini si svolge interamente in Unilever; assunto con la qualifica di Perito chimico nella divisione Atkinsons, operante nel campo dei prodotti d'igiene e cura della persona, consegue la Laurea in Chimica presso l'Università degli Studi di Milano lavorando a tempo pieno nel reparto controllo qualità. Della stessa azienda ha fondato il reparto Ricerca & Sviluppo, che sotto la direzione di Mignini ha avuto la massima espansione. In seguito alla decisione strategica dell'azienda di mantenere in Italia lo sviluppo e produzione dei soli prodotti oral care, i suoi interessi si rivolgono alla ricerca e sviluppo in quest'area, portando avanti in modo contestuale lo sviluppo del prodotto con quello del packaging e del processo produttivo. Alla metà degli anni '90 passa alla gestione della qualità globale, una funzione gestita dall'Italia a livello europeo per il settore oral care. Nella SICC Elio Mignini ha rivestito svariate cariche istituzionali, come anche nella Federazione internazionale (IFSCC), in cui è stato membro del Praesidium e presidente negli anni '90, a cavallo dell'organizzazione del Congresso IFSCC di Venezia. Dal ter-
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mine della sua carriera lavorativa dedica la maggior parte del proprio tempo e della propria passione come volontario alle attività di SICC. Da poco rieletto presidente, per la quinta volta, ci espone gli obiettivi della Società per il triennio 2010-2012. Quando è iniziato il suo impegno attivo in SICC? Nel '68, inizialmente seguendo le iniziative di aggiornamento scientifico, spingendo in azienda affinché mi supportassero in quest'attività formativa che tornava a vantaggio sia del sottoscritto che dell'azienda stessa. Molti eventi avevano respiro internazionale, perché dalla sua fondazione SICC è associata a IFSCC, la Federazione mondiale, e la mia partecipazione è stata in parte incoraggiata dalla compianta Vera Lodi che è stata fra i fondatori di SICC, nonché primo presidente donna di IFSCC. Sono entrato nel consiglio direttivo della SICC nei primi anni '80, coinvolto dal gruppo dei giovani cosmetologi che in quegli anni si stava sostituendo alla dirigenza storica della Società. Nel 1988 sono stato eletto presidente per la prima volta e, in seguito, ho rivestito questa carica per altri tre mandati non consecutivi.
Come si è evoluto, nel tempo, l'approccio di SICC al proprio mandato statutario? La visione iniziale era centrata sugli aspetti tecnici del cosmetico; in quegli anni, l'approccio al prodotto cosmetico era legato alla creazione di una cultura comune fra i tecnici delle materie prime, quella dei prodotti finiti ed i ricercatori delle università scientifiche. A partire dagli anni '80 si è iniziato a capire che il mondo cosmetico richiedeva una visione strategica più allargata, che doveva ampliarsi ad altri settori aziendali, come il marketing, la comunicazione e il packaging, per cogliere meglio le aspettative degli altri stakeholder, in primis quelle dei consumatori. A quel periodo risale il cambio della denominazione da Società Italiana dei Chimici Cosmetologi all'attuale Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche. Anche grazie all'introduzione della Legge Cosmetica, SICC ha iniziato a organizzare le proprie attività secondo una logica più "olistica", e oggi i nostri eventi abbracciano tematiche proprie della gestione strategica e dell'innovazione, mantenendo la prevalenza della focalizzazione sugli aspetti tecnico-scientifici.
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Quali sono i suoi obiettivi di presidente? Mi sono candidato in questa fase di transizione: si sta proponendo una nuova legislazione e sta cambiando lo scenario delle professioni; per questo, il mio primo obiettivo è quello di facilitare un passaggio di consegne di SICC alle nuove leve, cercando di far crescere il gruppo di soci che aspira alla direzione misurandoli su finalità strategiche interessanti per il futuro di SICC. Allo scopo ho promosso l'adozione di alcuni indicatori di performance, seguendo il modello impostato dal premio europeo per la qualità (EFQM), con cui esaminare la validità degli eventi e anche il contributo dei componenti del Consiglio Direttivo; questo per disporre di strumenti decisionali e di miglioramento più oggettivi, in base ai quali operare le scelte strategiche per il futuro. Un secondo obiettivo è quello di rinnovare lo Statuto di SICC, che è rimasto invariato dall'origine, soprattutto per facilitare i meccanismi di ingresso e di interazione fra tutti gli stakeholder del settore; particolare cura sarà dedicata alla revisione dei criteri di ammissione ed alla suddivisione nelle diverse categorie di soci, adeguandoli all'attuale panorama delle professioni e dei curriculum scolastici dei cosmetologi. Un terzo obiettivo è di attivare finalmente un coordinamento europeo IFSCC. La SICC lo ritiene irrinunciabile visto anche l'assetto tecnico-regolatorio unitario dell'Europa. Ci siamo fatti promotori da anni di questa iniziativa, in parte scontrandoci con alcune potenti società nazionali, e nelle ultime riunioni del Praesidium IFSCC si sono aperte le giuste prospettive per una soluzione a medio termine del problema. Considerando la storica vocazione di SICC a promuovere la formazione, ha obiettivi specifici? Il mio quarto obiettivo è quello di estendere le iniziative di formazione alle professioni che usano o consigliano il cosmetico (dermatologi, profumieri, operatori della larga distribuzione, estetiste ecc.) sulla base dell'esperienza maturata dai corsi ECM per farmacisti. Continueremo poi a valorizzare gli Itinerari Cosmetici, un percorso formativo su cui abbiamo maturato grande esperienza e che raccoglie l'interesse di enti autorevoli: quest'anno l'Università di Pavia ha deciso di inserire questa iniziativa fra le opportunità di stage per gli iscritti al Master in Scienze cosmetiche. Proprio la gestione dei progetti, che è alla base della proposta degli Itinerari è un
aspetto difficile da affrontare nella preparazione universitaria, sebbene sia molto importante per l'inserimento efficace in azienda. Guardando oggi il settore cosmetico dall'osservatorio che è SICC, quali limiti vede per l'industria italiana? Mi sembra che il problema, vista la struttura medio-piccola delle aziende del settore, sia la mancanza di capacità di collaborazione. Reputo questa capacità essenziale per raggiungere una massa critica sufficiente per portare avanti programmi di ricerca e di trasferimento tecnologico efficaci e anche per accedere ai finanziamenti che sono disponibili per i progetti d'innovazione. Quest'atteggiamento è il risultato di una sottocultura del sospetto ancora radicata nell'impresa italiana, peggiorata da una inadeguatezza del sistema di protezione della proprietà intellettuale. Questo penalizza molto le nostre imprese nei confronti delle concorrenti europee. Oggi l'innovazione fondata solo su operazioni di marketing, mal supportata da contenuti tecnologici inadeguati, è a forte rischio per gli orientamenti del nuovo Regolamento. Le imprese devono investire per una crescita tecnologica autentica, in modo da supportare in maniera inattaccabile i claim e le comunicazioni ai clienti della filiera. Tra le opportunità più attuali, la promozione e il supporto al Made in Italy, su cui sono anche disponibili fondi ministeriali, potrebbero conciliarsi anche nel settore cosmetico al concetto emergente di sostenibilità. Considerando che già il Made in Italy ha una grande forza nel settore della moda, facendo da traino per alcuni comparti come il make-up e l'acconciatura, non può sfuggire quest'occasione concreta per proporsi con progetti d'innovazione tecnologica anche in altre aree: cogliere questa opportunità per promuovere anche in ambito cosmetico, come già si sta tentando di fare in altri settori merceologici, una ricerca di eccellenza e di qualità tutta targata Made in Italy. SICC da molto tempo ricerca un dialogo con il mondo dei consumatori... Nelle nostre iniziative coinvolgiamo da molto tempo le associazioni dei consumatori. Stiamo per esempio perfezionando accordi con un'associazione per pubblicare un manuale, ad uso del consumatore, su come interpretare l'etichetta del cosmetico. In generale, nel futuro di SICC vedo un ruolo più incisivo come opinion leader riguardo agli aspetti tecnici e di qualità
Elio Mignini.
dei cosmetici. Il mondo delle istituzioni (Minisalute, ISS, ASL) inizia a considerare il punto di vista di SICC su vari tipi di problematiche. In questo lavoro per la trasparenza e l'educazione nei confronti del consumatore riteniamo di essere validi interlocutori, in quanto società scientifica super partes. Ci interessa che la trasparenza diventi un obiettivo anche per le aziende e per questo lavoriamo al fianco delle associazioni industriali (Federchimica, Unipro e Mapic), creando iniziative di sensibilizzazione: questi temi sono determinanti non solo per migliorare l'immagine del mercato, ma anche per promuovere la credibilità del tecnico cosmetologo. Il nostro obiettivo nei confronti dei consumatori deve essere quello di riproporre il cosmetologo come un ricercatore di una scienza che ha nella sua etimologia il vero destino dei prodotti che è chiamato a studiare: "cosmEtica" in contrapposizione a "cosme-ceutica" che oggi si tende, a mio giudizio impropriamente, ad enfatizzare, travalicando i confini di pertinenza del settore. Quale esperienza ha tratto complessivamente dall'attività in SICC? L'attività nel consiglio direttivo, nelle commissioni e nelle cariche istituzionali ha determinato una crescita di tipo professionale e di veduta che mai in nessuna azienda avrei potuto maturare. Per questo insisto sempre con i giovani tecnici, che operano nelle aziende, perché si attivino con le rispettive dirigenze per "pretendere" questa possibilità di formazione come opportunità di miglioramento, a basso costo d'investimento, sia per il soggetto sia per l'azienda.
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