| Attualità
Realizzare un efficiente sistema logistico
Terziarizzazione della logistica
50% 40% 30% 20% 10% 0% 48% Stato Attuale 39% 30% 38% 27% 35% 26% 21% 15% 35% 30% 24% Previsioni
Le potenzialità di crescita dell'outsourcing logistico.
Regno Unito
Francia Germania
Paesi Bassi
Spagna
Italia
in cui tali attività risultano in gran parte non terziarizzate, cioè svolte direttamente dalle imprese di produzione, anche perché reperibili su un mercato non ancora in grado di offrire servizi efficienti e coerenti con le esigenze qualitative e di costo della domanda. Esistono, quindi, margini rilevanti di sviluppo imprenditoriale in questi settori, come dimostrano gli orientamenti rilevabili in tutti i principali Paesi industrializzati europei. Si tratta di dati particolarmente significativi, che indicano anche il sensibile divario nel quale si trova il nostro Paese. Tra i Paesi europei più industrializzati, la sola logistica risulta terziarizzata per il 39 per cento nel Regno Unito, per il 30 per cento in Francia e per il 27 per cento in Germania. Persino la Spagna ha una terziarizzazione superiore all'Italia, con il 21 per cento. Ma ancor rilevanti sono le prospettive di crescita dell'outsourcing della logistica, rispetto alle quali il nostro Paese resterebbe comunque a sensibile distanza dai principali Partner dell'Unione Europea, con una previsione che la porterebbe solo al 24 per cento di outsourcing.
ment svolta nei principali hub e sia con l'instradamento terrestre verso i mercati europei continentali. I segnali più evidenti di questa rinnovata centralità sono evidenti da anni, soprattutto nell'aumento del traffico container dei nostri porti, specie del Mezzogiorno. Nel periodo compreso tra il 1996 e il 2003 la movimentazione delle merci nei porti italiani è aumentata del 27,5% passando da 356 a 454 milioni di tonnellate, mentre quella dei container è cresciuta del 134% ( precisamente da 3,8 a 8,9 milioni di TEU). Nel 1990, la quota del traffico container nei porti italiani era distribuita per il 62% al Nord, per il 23% al Centro e per il 15% nel Mezzogiorno. Analizzando i dati del 2003 si rileva una sostanziale inversione dei ruoli, con il 57% del traffico container che si svolge nei porti meridionali, il 36% in quelli del Nord e solo il 7% in quelli del Centro.
Il boom dei terminal portuali nel Mezzogiorno
Il vero e proprio boom generato dal sistema portuale del Mezzogiorno, specializzato nel traffico di container, ha fatto emergere chiaramente le grandi opportunità di crescita non solo per le imprese più direttamente coinvolte nella logistica, nella movimentazione e nel trasporto, ma allo sviluppo produttivo complessivo, in funzione della possibilità di trattenere i flussi di merci sul territorio, per le fasi finali di lavorazione per i mercati di consumo. Alcune simulazioni sulla manipolazione delle merci trasportate dai container evidenziano, si legge nel rapporto curato da Confindustria, "un impatto finanziario di notevole interesse e, data la concentrazione nel Mezzogiorno di tale tipo di trasporto, è possibile immaginare un attendibile progetto di sviluppo per quest'area, fondato sulla filiera del container, che vada dal semplice transhipment,
La centralità nei traffici marittimi commerciali
Nello sviluppo dei traffici commerciali sulle grandi distanze e nella mobilità dei flussi commerciali tra Asia ed Europa emerge chiaramente la centralità geografica dell'Italia come principale rotta di traffico, che vede il Canale di Suez e il Mediterraneo come aree di transito degli scambi intercontinentali. Tra le porte di accesso ai mercati europei del Mediterraneo, il nostro Paese presenta un vantaggio non contendibile e questo offre una straordinaria opportunità di sviluppo dei trasporti e della logistica in termini di incremento sia dei transiti portuali verso altri porti con attività di tranship-
allo spacchettamento, alla lavorazione e al re-instradamento via mare o con modalità terrestri delle merci". In termini occupazionali è bene precisare che un contenitore lavorato rispetto a uno in puro transito crea per il porto un indotto occupazionale circa dieci volte superiore. Le stime sulla crescita del traffico container a livello mondiale sono estremamente interessanti ed evidenziano per i porti del South Range una crescita più sostenuta dei porti del North Range, su valori che arrivano fino al raddoppio della domanda nell'arco di un decennio. Questa sfida potrà essere raccolta a patto di attivare un piano di ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture portuali e dei collegamenti terrestri per poter rispondere e farsi trovare "preparati" ai nuovi flussi di traffico containerizzato. Dai dati più recenti, le dinamiche di crescita di questi ultimi anni stanno avendo un sensibile rallentamento. Più in generale, i porti del nord Europa mostrano segnali recenti di maggiore dinamicità rispetto a quelli mediterranei, mentre in quelli del sud Europa la competizione si sta facendo sempre più serrata. Persino la leadership nazionale (e di Gioia Tauro) sul transhipment mediterraneo non sembra più essere così sicura, vista la crescente concorrenza dei porti spagnoli ed egiziani. Il lancio di nuovi porti container, in primis Cagliari e Taranto, hanno in qualche misura ridimensionato e rallentato la crescita e l'arretramento di scali come Gioia Tauro e Genova, anche perché giunti a un livello prossimo alla saturazione. Ci sono grandi opportunità di catturare quote importanti dei traffici marittimi di merci, ma c'è bisogno di adeguare la capacità infrastrutturale di base con la realizzazione di tutte quelle infrastrutture e servizi come banchine, aree di movimentazione, attrezzature e tecnologie. I
32 Logistica giugno 2006
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