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Sistema azienda
Silvia Grizzetti
L'anima della logistica
Un viaggio neLLa LogiStica itaLiana LUngo qUaSi qUarant'anni raccontato con paSSione da Un vero protagoniSta: SebaStiano graSSo, amminiStratore deLegato intermodaL & LogiSticS in contShip itaLia S.p.a.
Oggi parlare di logistica ha ancora senso? Siamo finalmente tutti nell'era del Supply Chain Management? Discutere di logistica e capire se e come sia diversa rispetto alla supply chain è, secondo me, una semplice discussione terminologica: una volta si parlava semplicemente di magazzinaggio e trasporti - stiamo parlando dell'inizio anni 70; in seguito si parlò di logistica, poi, raffinando, si affermò la verbalizzazione di supply chain management, concetto sicuramente più esteso ma fondato pur sempre sugli stessi principi. Alla fine, abbiamo cambiato semplicemente abiti, ma la questione rimane la medesima! Eseguire operazioni di traslazione di materiali intendendo, con logistica, un termine di massima generalizzazione e comprensione di tutti gli altri, tendendo alla massima efficienza/efficacia, garantendo la qualità e cercando costantemente, giorno
per giorno, tutti quei micro segmenti di miglioramento che magari non abbiamo ancora esplorato, senza mai tralasciare nulla. Micro segmenti di efficienza: quali sarebbero e come ricercarli? Quando ho iniziato questo lavoro, in una multinazionale anglo-olandese, il fulcro della riflessione era quale fosse il modo più efficace di utilizzare una procedura dalla quale poi derivava il comportamento di un utilizzatore. L'efficienza in logistica si può rappresentare graficamente come un filo perfettamente teso tra un ipotetico punto A e un punto B, nel modo più efficace rispetto al servizio ed efficiente rispetto al costo. Ogni volta che il filo, per qualsiasi motivo, si allenta, registro un errore e devo correggere il complesso dei miei comportamenti al fine di tenderlo nuovamente al massimo
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Sebastiano Grasso visto da Yoshiko Kubota.
della sua componente elastica. È un lavoro che si fa tutti i giorni, e non esistono a mio avviso delle variazioni dei concetti fondamentali di questo lavoro se non nelle verbalizzazioni che se ne fanno e che sono diventate sempre più raffinate. Ma una pratica intelligente della logistica a tutti i livelli contiene in sé tutti gli elementi fondamentali che possono poi essere sviluppati o sostenuti da tecnologie sempre più evolute, ricordando che in un tempo non tanto lontano, in fondo, si lavorava senza computer e altrettanto bene! Una pratica dunque non troppo condizionata dalla teoria? No, la teorizzazione serve moltissimo, ma va sempre riportata e tradotta sul piano dell'umana applicazione, non può rimanere confinata al laboratorio di ricerca. L'attitudine da coltivare è proprio questa: concentrare al massimo l'attenzione sul dettaglio che la teoria insegna a osservare, sull'osservazione che induce un comportamento nuovo, che a sua volta darà un risultato diverso e ulteriormente nuovo, ricordandosi sempre che nessun risultato rimane fisso nel tempo. Il risultato e la regola che lo ha prodotto non sono mai riproducibili. Pur all'interno di un meccanismo semplice, non esiste una regola fissa che duri illimitatamente nel tempo; un po' come nella meccanicità del marketing, ove la curva di un prodotto sale e prima che cominci a scendere occorre pensare a un nuovo prodotto da lanciare. Come si acquisisce questa sensibilità, quali sono le competenze da maturare? Io ho iniziato quasi per caso partendo dal basso, non sapevo nulla di trasporti; all'inizio, quello che mi è piaciuto di questo lavoro è stato quello straordinario contatto con l'interlocutore che, da un lato, mi imponeva di essere fornitore e, dall'altro, cliente. Un lavoro veramente dinamico, dove dovevi fare più di una cosa insieme, con questa costante dualità di comportamento indispensabile per svolgere al meglio il lavoro. Una cosa che
mi ha affascinato e soprattutto motivato. Sono stati poi un po' i casi della vita a darmi le occasioni. Cosa c'era di diverso in quegli anni? In quegli anni il mondo dei trasporti tendenzialmente cresceva in modo costante; oggi siamo alle prese con una crisi economica, che rende tutto un po' più difficile. Ma attenzione, dico "solo un po'". Allora c'era da darsi molto da fare, ma in modo diverso rispetto a oggi: era tutto molto meno strutturato dal punto di vista dei tools. Oggi abbiamo l'email, con tutti i pro e i contro. Un tempo esistevano solo il telefono e il telex e il contatto diretto era garantito; oggi con la diffusione di internet basta un messaggio scritto per dare una comunicazione in tempi brevissimi. Ma questo è ancora un lavoro dove bisogna parlare e confrontarsi di continuo. Il messaggio scritto e inviato, benché puntuale, impedisce di cogliere quel non detto che, anche se non scritto o formalizzato, rappresenta la vera chiave del problema. L'informatica è uno strumento fondamentale e indispensabile, ma è diventata troppo prevalente rispetto a quello che comunque deve restare il rapporto tra le persone e l'attenzione alla parte contenutistica vera e propria. Un conto è parlarsi e un conto è capirsi.
Oggi però abbiamo svariati momenti formativi a tutti i livelli e abbiamo analisi molto precise; cosa c'è ancora da conoscere e scoprire? Quando si lavora per una società di servizi bisogna tenere ben presente che essa è un trasformatore; noi svolgiamo semplicemente un servizio per muovere della merce: quella merce è il vero "cliente". Da noi si originano, invece, all'interno di un unico meccanismo produttivo del servizio, le diverse attività indispensabili per adattare il livello di servizio al profilo del cliente. Ogni cliente è diverso e ognuno chiede servizi per il suo prodotto o meglio, per le dinamiche che il prodotto genera e alle quali, nel contempo, è sottoposto. Ecco perché una società di servizi deve essere flessibile: non solo perché costa meno, ma perché deve essere un'azienda in grado di servire clienti diversi. Sono ancora quei meccanismi fondamentali che si instaurano quando hai, da un lato, un cliente e, dall'altro, un fornitore e devi cercare un equilibrio. Quali sono i messaggi principali da inviare a un cliente/fornitore se si è un buon partner? Per convincere il cliente devo essere fine-tuned su tutto ciò che orbita intorno al servizio, ma anche sulla personalità
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