| Incontri
Massimo Iosa Ghini
La luce è fluida
Abbiamo incontrato una delle voci più significative nel panorama dell'architettura italiana, autore di alcuni fra i più interessanti prodotti di illuminazione e progetti di Interior Design Maria Genoni*
L'architetto e designer Massimo Iosa Ghini (fotografo: Enrico Basili, per Dogma)
* Maria Genoni progettista, Milano
Massimo Iosa Ghini nasce nel 1959 a Bologna, studia architettura a Firenze e si laurea al Politecnico di Milano. Dal 1985 partecipa alle avanguardie del design italiano disegnando illustrazioni, oggetti e ambienti per il gruppo Bolidismo, di cui è fondatore. Negli stessi anni apre a Bologna lo studio Iosa Ghini, iniziando l'attività di architetto e designer. Disegna mobili, collezioni, oggetti e sviluppa art direction per le migliori aziende di design italiane ed estere, definendo negli anni uno stile riconoscibile e personale, anche grazie al suo `segno iconografico' del tutto particolare. Nel corso del tempo ha acquisito una particolare competenza nello sviluppo di progetti per grossi gruppi per i quali definisce l'interior design identity per l'applicazione worldwide a tutte le sedi, come per Ferrari, Maserati, Superga, Omnitel, e Alitalia. Tra i principali progetti di architettura realizzati, la stazione metropolitana di Kropcke ad Hannover e il centro commerciale di The Collection a Coral Gable, a Miami; tra i `work in progress', significativi OneTwo, progetto di building a Miami in Florida, ed il nuovo edificio attualmente in opera a
Budapest per la Boscolo Group, il progetto delle stazioni del People Mover e il ponte del cavalcavia autostradale a Bologna. Massimo Iosa Ghini tiene conferenze e lectures in varie Università, tra le quali il Politecnico di Milano, la Domus Academy, l'Università La Sapienza di Roma, la Scuola Elisava di Barcellona, la Design Fachhochschule di Colonia, la Hochschule für Angewandte Kunst di Vienna ed è adjunct professor alla Hong Kong Polytechnic University. Rappresenta inoltre il design italiano in diversi simposi internazionali. I suoi lavori si trovano in vari musei e collezioni private internazionali. Tre suoi progetti hanno ricevuto il Good Design Award 2001, 2004 e 2009 dal Chicago Atheneum e il Red Dot Award nel 2003. Il progetto globale Sul sito web dello studio si legge che per Iosa Ghini l'obiettivo è di affrontare i progetti non solo nell'aspetto estetico tradizionale associato al design, ma sviluppando l'intero processo di creazione, comprendendo la ricerca di marketing, l'ideazione progettuale, lo
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Ferrari Factory Store, Serravalle Designer Outlet (2009) Serravalle Scrivia (AL) (fotografo: Gianluca Grassano)
sviluppo tecnico, l'ingegnerizzazione, la prototipizzazione, il design, la corporate image, la comunicazione... Si intuisce dalla sua esperienza, dal suo modo di lavorare, dal tipo di progetti affrontati che l'approccio è globale; ci chiediamo: c'è un metodo per affrontare questa complessità progettuale? "Se c'è un metodo sta nel concetto stesso di progetto globale. Affrontare l'intera complessità del progetto è di per se un metodo che consente di perseguire l'obiettivo della qualità. Affrontare tutto, se lo si riesce a gestire, è di per sé un grande vantaggio, perché consente al creatore di avere il controllo su tutto il processo, anche se la sua incisività è maggiore in alcune fasi specifiche... Rimanere presenti determina la qualità, ed è un modo di affrontare il progetto tipicamente italiano...". Iosa Ghini ha uno stile particolare nel progetto, che si tratti di un oggetto, di un'architettura o di un interno, il segno è assolutamente riconoscibile, l'architetto stesso lo definisce approccio grafico...
"Approccio grafico per me significa ragionare tenendo conto dell'aspetto visivo delle cose, che vengono tradotte nella loro tridimensionalità solo in un secondo momento... La bidimensionalità del disegno è più libera e più controllabile, è il primo mezzo per tradurre un pensiero in una forma, ma è un "bi" che contiene già il "tri", è un modo di comunicare... mentre disegno vengo già io stesso condizionato dal segno, e mentre l'idea si trasforma dentro di noi si trasforma anche sull'immagine...". L'architettura come sistema aperto E' facile immaginare l'approccio grafico pensando ad un oggetto, ma nel caso dell'architettura? "Nel passaggio all'architettura è solo un problema di know how. L'architettura è naturalmente molto più ricca di variabili, e per arrivare alla libertà che consente la bi dimensione occorre molto più tempo, perché il progetto qualitativo architettonico richiede di evolvere continuamente se stessi...migliorarsi..".
Parlando di architettura Iosa Ghini definisce l'aspirazione ad una "architettura piena" in cui l'involucro sia inteso non più come guscio ma come membrana, certi di non aver colto il significato pieno dell'espressione, ma intuendone il valore chiediamo all'architetto di aiutarci a capire... "La natura costruisce membrane, non gusci impermeabili e rigidi, il guscio è un sistema chiuso, tende a non reagire, mentre la membrana è un sistema aperto, è elastica, e attiva uno scambio con l'esterno... ha in sè una capacità di adattamento, una certa fluidità... Un sistema fluido utilizza materiali vivi, come il verde, che si modificano, si adattano, si trasformano...". Il tema della fluidità richiama inesorabilmente quello dell'ubiquità. Massimo Iosa Ghini è fondatore del movimento artistico del Bolidismo, che sviluppa il tema della velocità come tema dominante della realtà contemporanea, e lo sviluppo della velocità porta a lavorare sui concetti appunto di ubiquità e di fluidità... C'è un materiale più vicino a questi concetti della luce?
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