| Realizzazioni
Grandi mostre. Goya a Milano
Invito nello spazio dipinto
Una bella e importante mostra a Milano a Palazzo Reale ci offre l'occasione per un'inedita lettura del lavoro e delle opere del grande artista spagnolo e di altri grandi artisti del XX secolo che sono stati ispirati dal suo lavoro
Valeriano Bozal*, Paolo Capponcelli, Cesare Mari**; A.J.Weissbard***
*Valeriano Bozal, storico dell'arte e curatore della mostra; ** arch. Paolo Capponcelli, arch. Cesare Mari progettisti dell'allestimento, Panstudio Architetti Associati, Bologna; *** A. J. Weissbard, lighting designer
Goya e il mondo moderno Valeriano Bozal La costruzione della soggettività, il piacere della vita quotidiana e la paura di ciò che da essa può scaturire, la comicità e il grottesco, la violenza e la crudeltà estrema, radicale e diffusa, il grido, il guaito di una soggettività che cerca di esprimersi in maniera libera e che reagisce spaventata davanti a fenomeni sociali, politici e morali. Questi sono alcuni dei temi che delineano il nostro mondo moderno: Goya è stato il primo artista capace a dipingerli, disegnarli e inciderli. Dopo di lui, molti altri autori, scultori, romanzieri e musicisti, poeti, drammaturghi, registi hanno scavato nei modelli
le forme del progetto
e nei parametri, nonché nell'iconografia e nelle figure della condizione umana che nutrono l'immaginario collettivo: ecco le sezioni e i capitoli della mostra. Solitamente si considera Goya come il precursore di movimenti tra loro piuttosto diversi. Alcune delle sue opere, La lattaia di Bordeaux (c. 1826), ad esempio, uno dei dipinti esposto a Palazzo Reale, è considerata l'opera da cui nasce l'impressionismo. Nelle sue incisioni aleggia evidente l'espressionismo che le pervade, come nell'opera I disastri della guerra (1810-1815), e il surrealismo si fa spazio nell'ermetica irrazionalità di Le Follie (c. 1816-1819), in cui l'inconscio gioca con l'incubo, dram-
matico, ironico e violento ma non limitante per la verosimiglianza. Goya non dimentica mai la realtà più vicina, come dimostrano alcuni dei suoi dipinti qui esposti: L'arrotino (1808-1812) o i ritratti di Bartolomé Sureda (1804-1808) e Asensio Juliá (c. 1798), vere e proprie opere maestre. Durante il XIX Secolo, i mondi creati da Goya sono venuti alla luce poco a poco. Nonostante grandi e diverse personalità come Victor Hugo, Daumier, Delacroix, Manet, Klinger ed Ensor fossero entrati in contatto con le sue opere, i pregiudizi accademici e l'isolamento della Spagna non facilitavano la possibilità di conoscere l'artista. È solo nel XX Secolo che le figure di Goya
50
n.3/2010
|
1 Milano, Palazzo Reale. "Goya e il mondo moderno". Una delle prime sale della mostra (cortesia foto: Fabrizio Stipari, MondoMostre) 2 Milano, Palazzo Reale. "Goya e il mondo moderno" (cortesia foto: F.Stipari, MondoMostre)
1
2
vengono veramente scoperte lasciando, conseguentemente, fortissime tracce della loro influenza. La rappresentazione della guerra di Otto Dix e di Käthe Kollwitz, la più tarda ma anche quella di maggiore ispirazione goyesca delle opere di Z. Music, devono molto a Goya. La critica sociale, politica e morale di Rouault, le scene allucinate di Ensor e Nolde, l'"altra parte" di Kubin, i paesaggi onirici di Michaux e Masson trovano in Goya il loro punto di riferimento più vicino. Ma è probabilmente nelle opere di Pablo Picasso e Julio González, in pittori come Kitaj, Bacon, Saura, Millares e negli espressionisti astratti che la "mentalità" moderna
di Goya è più evidente. Il grido gestuale dei personaggi picassiani di Guernica (1937) e di La Montserrat (1937-1940) di Julio González corrisponde al grido goyesco di Cristo nell'Orto degli Ulivi (1819) e trova il suo mondo attuale nella terra bruciata dei quadri di A. Kiefer. Questi sono i mondi moderni esposti nel percorso della mostra, i nostri mondi, quelli in cui ci riconosciamo. Il progetto espositivo Paolo Capponcelli, Cesare Mari Il progetto dell'allestimento della mostra "Goya e il mondo moderno" nelle sale del primo piano di Palazzo Reale, caratterizzate da alti soffitti a volta, fraziona i volumi con
nuove pareti e soffitti ribassati che riducono lo spazio in funzione delle necessità del percorso espositivo: uno spazio tridimensionale ribassato o alto come le sale, in cui si differenzia il continuo raffronto tra i temi descritti da Goya con opere, concettualmente analoghe, di maestri moderni. L'immagine unificante della mostra viene garantita dal totale rivestimento delle pavimentazioni con moquette nei due toni di grigio chiaro e scuro e con le tinteggiature delle pareti prevalentemente bianche, sulle quali però risalgono porzioni cromatiche simili ai pavimenti. Il percorso espositivo è scandito da un filo conduttore simbolico, rappresentato dalla striscia più scura di moquette.
le forme del progetto
n.3/2010
51
|